Promesse elettorali 1: esiste una energia nucleare “pulita e sicura”?

Questo post è il primo di una serie dedicata ai programmi elettorali presentati dai principali partiti, con particolare riferimento ai temi energetici e climatici. Inizio dal centrodestra che tutti i sondaggi danno come sicuro vincitore.

Il quadro generale che emerge dalle proposte contenute nel programma elettorale del centrodestra è quello di una “autarchia” energetica (pudicamente definita “autosufficienza“), difficilmente realizzabile per un Paese come l’Italia che notoriamente è povero di risorse energetiche. Ci sono molte contraddizioni a partire dal sostegno all’estrazione del gas naturale in Italia (art. 11), facendo finta di dimenticare che una parte dello schieramento di centrodestra nel 2019 ha fatto propaganda attiva per lo stop alle trivelle. Per “salvare capra e cavoli“, il programma parla di una estrazione del gas “sostenibile“, ma francamente non capisco cosa voglia dire.

L’approccio alla autarchia energetica proposto dal centrodestra rischia di trasformarsi in una sorta di “battaglia del grano 2.0” (c’è dentro un po’ di tutto, manca solo l’idea di riaprire le miniere di carbone del Sulcis) a dimostrazione che le radici culturali delle forze politiche sono come i sugheri: “anche se li nascondi sott’acqua, prima o poi tornano a galla“.

Il programma è, almeno nella versione fin qui disponibile, una semplice collezione di titoli, priva di dettagli. Ci sono alcune proposte chiaramente fake come quella contenuta nell’art. 12 di “trasformare il rifiuto in energia rinnovabile attraverso la realizzazione di impianti innovativi e sostenibili“. Purtroppo con i rifiuti non si possono fare i miracoli e non ha alcun senso considerarli come una sorta di energia rinnovabile. Ma la proposta che ha suscitato il mio particolare interesse è quella contenuta nel punto n.11 del programma dove si parla di “creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro“.

Come si vede da questo tweet qualche esponente di spicco della coalizione di centrodestra ha le idee molto confuse quando si parla di energia

Come fisico non ho alcun preconcetto nei confronti dell’energia nucleare, ma conosco abbastanza bene l’argomento per non farmi abbindolare dal politico di turno.

Immagino che gli estensori del programma non si riferissero all’energia da fusione che ci sarà – se va bene – dopo il 2050, ma intendessero dire che valuteranno di ricorrere alla energia nucleare da fissione, quella che si ottiene – per intenderci – “bruciando” uranio.

Sorge spontanea la domanda:

ha senso parlare di energia nucleare da fissione pulita e sicura ed – eventualmente – quanto tempo ci vorrà prima che le future centrali nucleari da installare in Italia possano produrre energia?

Per rispondere alla domanda bisogna analizzare quale è lo stato attuale delle tecnologie nucleari. Molto sommariamente, le centrali nucleari a fissione vengono identificate sulla base dell’appartenenza a 4 diverse generazioni. In particolare:

  1. Le centrali di prima generazione erano impianti di dimensione ridotta costruiti subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Questi impianti sono ormai stati completamente dismessi.
  2. Le centrali di seconda generazione costituiscono la stragrande maggioranza degli impianti attualmente in funzione (circa 100 nella sola Europa). I problemi legati a questo tipo di impianti sono ben noti:
    • Le scorie radioattive prodotte nei reattori nucleari contengono anche elementi con una vita media lunghissima (fino a decine di migliaia di anni) e questo complica notevolmente il loro smaltimento (bisogna scegliere siti di stoccaggio che garantiscano stabilità su una scala geologica dei tempi).
    • Le scorie radioattive contengono materiali che possono essere utilizzati per scopi bellici e se finissero in mano a fanatici terroristi potrebbero essere impiegati per uccidere migliaia di persone. Un noto autarca li utilizza per togliere di mezzo i suoi avversari politici.
    • In caso di guasto, le centrali di seconda generazione possono finire fuori controllo, provocando pesanti fughe di materiale radioattivo. Three Mile Island (1979), Chernobyl (1986) e Fukushima Dai-ichi (2011) sono i 3 esempi più noti di disastri nucleari avvenuti in centrali di seconda generazione.
  3. Le centrali di terza generazione si distinguono rispetto a quelle della generazione precedente per la presenza di sistemi di sicurezza passiva in grado di limitare i danni provocati da eventuali incidenti. Tali sistemi devono funzionare in automatico, senza richiedere l’uso di fonti di energia esterne o l’intervento di controllori umani. Il disastro di Fukushima Dai-ichi che – lo ricordo – fu innescato dallo tsunami conseguente ad un terremoto, non sarebbe accaduto se la centrale fosse stata dotata dei sistemi di sicurezza di terza generazione. Attualmente gran parte delle centrali nucleari in costruzione sono progettate secondo i nuovi criteri, anche se questo comporta un forte aumento dei costi ed una dilatazione dei tempi di costruzione. Le cose si complicano ulteriormente quando si cerca di aumentare la protezione delle centrali rispetto ad eventi esterni estremi come, ad esempio, la caduta di un grosso aereo di linea oppure un attacco missilistico. Il problema dello smaltimento delle scorie nucleari delle centrali di terza generazione è esattamente identico a quello della generazione precedente.
  4. Arriviamo infine alle centrali di quarta generazione che ancora non esistono, ma di cui si stanno sviluppando vari prototipi. Questi impianti prevedono alcuni sostanziali miglioramenti rispetto alle generazioni precedenti. Senza entrare in troppi dettagli, i processi di fissione vengono indotti tramite neutroni veloci, abbandonando la scelta originale di Enrico Fermi (tuttora in uso fino alle centrali di terza generazione) di usare neutroni lenti. Ciò produce miglioramenti sostanziali nell’utilizzo del combustibile nucleare con una notevole riduzione delle scorie radioattive. Oltre alla drastica riduzione in termini di quantità, le scorie non contengono componenti utilizzabili per scopi militari ed il loro tempo di decadimento arriva al massimo a qualche centinaio di anni. Ciò semplifica enormemente la procedura di smaltimento. Inoltre le centrali di quarta generazione hanno una struttura “intrinsecamente sicura” perché in caso di guasto si spengono automaticamente, riducendo al minimo il problema della sicurezza. Purtroppo – come ricordato sopra – le centrali nucleari di quarta generazione ancora non ci sono. Se tutto va bene, potremmo vedere i primi prototipi funzionanti entro qualche anno e la loro diffusione su vasta scala non potrebbe avvenire prima del prossimo decennio. La prospettiva è certamente più vicina rispetto alle centrali a fusione, ma non ci sono certezze sui tempi tecnici di realizzazione.

In conclusione, non ha molto senso parlare oggi di “centrali nucleari pulite e sicure. Se ci accontentassimo di una centrale di quarta generazione (che non è perfetta, ma decisamente più pulita e sicura rispetto a quelle attuali), nella migliore delle ipotesi non potremmo vederla funzionare prima di 10 anni a partire da oggi. In termini politici parliamo di 2 legislature, una eternità anche per i politici più longevi.

Ragionevolmente, l’Italia potrebbe decidere fin da subito di investire nelle tecnologie nucleari di quarta generazione, garantendo più finanziamenti e visibilità alle aziende nazionali che operano nel settore e che oggi sono costrette a condurre le loro sperimentazioni all’estero. Ma promettere agli italiani di poter disporre rapidamente di energia nucleare “pulita e sicura” è pura fuffa e non produrrà alcun risultato, a meno che qualche furbetto non pensi di rimettersi in affari con l’amico Putin e di rifilare agli italiani centrali nucleari che utilizzino le inaffidabili tecnologie russe.

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