Quarto post della serie dedicata all’analisi dei programmi elettorali presentati dai principali schieramenti politici italiani, con particolare riferimento ai temi dell’energia e del clima. Questa volta analizziamo il programma presentato dal Movimento 5 stelle quello che – come ricordato in ogni pagina del documento – ha come capo politico Giuseppe Conte.
Il programma presentato dal Movimento 5 stelle è molto schematico (più che un vero e proprio documento sembra una presentazione Powerpoint) e lo spazio dedicato ai temi dell’energia e dell’ambiente è piuttosto ridotto. I no sono più numerosi delle proposte. La forza politica (perché ci tengono a non farsi chiamare partito) ribadisce il suo sostegno alla misura “bandiera” del cosiddetto superbonus edilizio che intenderebbero estendere anche alle imprese. Non ho trovato neppure un minimo cenno di autocritica per le speculazioni che il vecchio 110% ha innescando facendo lievitare i prezzi del settore edilizio ben prima della ripresa dell’inflazione. Non si quantificano neppure i costi delle nuove proposte (che verrebbero comunque a gravare sulla fiscalità generale). ma “ad occhio e croce” si tratta di alcune decine di miliardi di Euro.
Premesso che io sono fortemente convinto della necessità di considerare il risparmio energetico come la “prima delle fonti di energia rinnovabile“, qualsiasi piano che voglia davvero incidere sulla qualità energetica degli edifici non può limitarsi a “gettare il cuore oltre l’ostacolo“, ma dovrebbe partire da una valutazione oggettiva del rapporto costi/benefici e consentire una pianificazione degli interventi che non può essere lasciata solo alla iniziativa spontanea dei singoli (soprattutto se lo Stato si accolla tutti i costi e lascia i benefici ai privati). Quella di sostenere in modo permanente i progetti di miglioramento energetico degli edifici è – secondo me – una scelta condivisibile, ma se non si definiscono le priorità di spesa diventa una pura promessa fatta al vento.
Dopo aver innescato – a causa del nuovo inceneritore di Roma – il processo che ha portato alla caduta del Governo Draghi non poteva mancare il no assoluto del M5S a qualsiasi nuovo inceneritore. Nel programma si parla genericamente di “Realizzazione di impianti completamente compatibili con le richieste dell’Europa e non inquinanti, finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali“. Confesso i miei limiti, ma non ho capito cosa voglia dire.
La parola “clima” appare solo una volta in tutto il documento quando si propone la “riduzione delle emissioni dei gas climalteranti attraverso la riconversione del parco auto privato circolante“. Anche qui l’espressione è un po’ contorta e non si capisce bene cosa voglia dire. Rottamiamo tutte le auto con motore a combustione interna e magari ci inventiamo un superbonus per incentivare l’acquisto di un’auto elettrica? E poi l’energia elettrica per caricare le batterie come la produciamo?
Infine si parla di una non meglio identificata “smart road” che, per quanto riesco a capire, dovrebbe essere una sorta di agevolazione per i mezzi di trasporto che non utilizzano combustibili fossili.
Il programma del Movimento guidato da Giuseppe Conte mi sembra scritto male. Lo trovo disordinato e talvolta criptico. Non mi pare che consenta di capire quali siano le proposte concrete fatte da questa forza politica per affrontare i problemi dell’energia e del clima. Sembra di essere tornati alle origini del M5S quando un bel “vaffa” bastava per chiudere qualsiasi discussione.
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