Cosa succede se la Cina taglia le forniture di gallio e germanio

Gallio e germanio sono due elementi di numero atomico pari rispettivamente a 31 e 32 poco noti al grande pubblico, ma ampiamente utilizzati per lo sviluppo di dispositivi ad elevata tecnologia. La Cina ha un sostanziale monopolio nella produzione di tali materiali (circa l’80% della produzione mondiale). La limitazione delle esportazioni di gallio e germanio si inserisce nell’ambito di una tensione crescente che sta montando tra i Paesi occidentali e la Cina. La decisione cinese è arrivata subito dopo l’annuncio del blocco delle esportazioni verso la Cina di apparecchiature avanzate per la produzione di circuiti elettronici. Nei prossimi mesi capiremo se si tratta solo di scaramucce destinate ad essere riassorbite oppure se siamo davvero all’inizio di una vera e propria guerra commerciale.

L’annuncio cinese delle limitazioni imposte alle esportazioni di gallio e germanio potrebbe essere l’inizio di una vera e propria guerra commerciale tra la Cina ed i Paesi occidentali.

Durante gli ultimi 2 decenni la Cina ha portato avanti una politica finalizzata al controllo di vaste risorse minerarie dei principali materiali che sono alla base dell’attuale sviluppo tecnologico. La Cina ha intessuto una fitta rete di relazioni commerciali con i principali Paesi che ospitano rilevanti risorse minerarie (soprattutto in Africa e in Sud America) ed ha costruito grandi fabbriche destinate all’estrazione ed alla purificazione di metalli rari ed altri materiali strategici. Spesso tali impianti hanno un pesante impatto ambientale, ma il Governo cinese non si è mai molto preoccupato delle conseguenze ambientali delle sue attività. Inizialmente i Paesi occidentali hanno accolto con favore le iniziative cinesi, illudendosi che – in una logica di globalizzazione – la Cina potesse essere “la fabbrica del mondo“, sempre pronta a fornire materiali abbondanti e a basso costo.

Nel caso specifico del gallio e del germanio va detto che questi metalli sono spesso ricavati come sottoprodotti delle raffinerie di zinco, alluminio o di altri metalli, ma che per ricavarli occorrono impianti abbastanza complessi che non si costruiscono in breve tempo. Paesi come gli Stati Uniti sono ricchi di riserve, ma non le sfruttano perché fino ad oggi hanno trovato più conveniente importare gallio e germanio dalla Cina.

Oggi ci rendiamo conto che – più o meno consapevolmente – abbiamo messo nelle mani della Cina una formidabile arma di ricatto e che un eventuale blocco (od anche una semplice limitazione) delle esportazioni di materiali strategici provenienti dalla Cina potrebbe avere un sostanziale impatto sull’economia dei Paesi occidentali.

Il pericolo più grave è quello che vengano a mancare materiali strategici essenziali per la transizione energetica. In termini pratici, una eventuale carenza di gallio e germanio potrebbe creare delle difficoltà gravi, ma non insormontabili, ma se intervenissero limitazioni sulle forniture di altri materiali come ad esempio il litio sarebbe tutta un’altra storia.

Di fronte a questa allarmante prospettiva i Paesi occidentali stanno pensando a recuperare il tempo perduto, ma non sarà una cosa semplice.

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