Oggi – almeno per un giorno – il Governo italiano ha dimenticato i consueti toni polemici nei confronti dell’Unione Europea e del Governo francese per inneggiare al finanziamento di 2 miliardi di Euro (pari al 40% dell’investimento totale) che sosterrà la costruzione della nuova fabbrica di carburo di silicio (SiC) che la multinazionale italo-francese STMicrolectronics ha localizzato a Catania. Un deciso passo in avanti verso l’auto a trazione elettrica (EV) considerato che i dispostivi di potenza basati sul SiC trovano il loro mercato principale proprio in tale settore.
Vi confesso che quando ho letto i comunicati stampa che oggi sono arrivati da Catania sono rimasto sorpreso. Per un giorno mi è sembrato di vedere una sorta di “mondo al contrario” con il ministro Adolfo Urso prodigo di ringraziamenti e gentilezze nei confronti della Commissaria Europea per la concorrenza Margrethe Vestager (la stessa per intenderci sulla quale lo stesso Ministro “spara a palle incatenate” quasi quotidianamente a causa del ritardo frapposto all’autorizzazione della vendita di Ita a Lufthansa).
Il motivo della (temporanea) riappacificazione tra Urso e Vestager è molto solido: ben 2 miliardi di Euro di aiuti di stato che l’Unione Europea ha autorizzato nell’ambito del cosiddetto Chips Act, il piano per il potenziamento dell’industria microelettronica europea. Il finanziamento coprirà circa il 40% dei costi complessivi necessari per la costruzione a Catania di un nuovo stabilimento di STMicrolectronics. La nuova fabbrica sarà integralmente destinata alla produzione di dispositivi di potenza basati su carburo di silicio (SiC) contribuendo a consolidare la posizione di leadership che l’azienda già occupa nel settore (sperando che Elon Musk avesse fumato un po’ troppo quando poco più di un anno fa aveva annunciato che Tesla intendeva abbandonare l’uso dei chip basati sul SIC per le sue auto elettriche)
Quella di STMicrolectronics (ST) è una storia di successo, una delle pochissime sopravvissute alla progressiva decadenza del settore industriale dell’alta tecnologia italiana. ST è una multinazionale italo-francese nata dalla fusione di 2 precedenti aziende: l’Italiana SGS e la francese Thomson. Si è trattata di una vera fusione tra partner paritari e non di un assorbimento di fatto come è avvenuto nel settore auto quando FCA è entrata in Stellantis.
Oggi abbiamo sentito il Ministro Urso ringraziare pubblicamente il Governo francese, un altro dei suoi bersagli preferiti a causa delle vicende Stellantis e inneggiare al futuro radioso dei dispositivi di potenza basati sul Sic.
Forse si è fatto prendere la mano oppure non gli avevano spiegato bene che il maggiore mercato del SIC sono proprio le auto a trazione elettrica che – grazie al SiC – possono migliorare il rendimento dei loro sistemi di alimentazione aumentando – a parità di carica della batteria – l’autonomia di percorrenza. Per sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla nuova linea di produzione di Catania bisognerà che anche l’Italia si decida a costruire auto elettriche, con buona pace “dell’eccellenza motoristica italiana” tanto cara al Governo italiano.
Concludo ricordando che l’iniziativa di Catania non nasce per caso, ma è basata su uno storico e solidissimo rapporto che già ai tempi di SGS era stato stabilito con i laboratori dell’Università di Catania, uno dei punti di forza della ricerca italiana nel campo dei semiconduttori. Non a caso a Catania dovrebbe nascere a breve anche un grande stabilimento dedicato alla produzione di pannelli solari, altra tecnologia che fa uso del silicio come fondamentale materia prima.
Lascia un commento